Descrizione
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Il Vitigno: Viene prodotto generalmente partendo da uve rosse autoctone del territorio (spesso Nero d’Avola o Frappato, o un blend di uve locali adatte alla spumantizzazione), coltivate in regime biologico certificato su suoli ricchi di minerali, influenzati dalla vicinanza del mare.
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Il Metodo Ancestrale: Come per il “Brutto” di Aldo Viola, anche qui la parola d’ordine è spontaneità. Il mosto fermenta con lieviti indigeni a temperatura controllata. Prima che tutti gli zuccheri dell’uva siano esauriti, il vino viene imbottigliato. La fermentazione si conclude in bottiglia, le bollicine restano intrappolate e i lieviti esausti si depositano sul fondo (non viene effettuata la sboccatura, quindi il vino è sur lie o col fondo).
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Profilo Sensoriale:
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Alla vista: Ha un colore rosa cerasuolo o buccia di cipolla, decisamente velato e torbido se si muovono i lieviti sul fondo.
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Al naso: È un tripudio di piccoli frutti rossi freschi (lampone, ribes, fragolina) uniti a note agrumate di pompelmo rosa. Non mancano i sentori tipici del metodo: crosta di pane, lievito di birra e una leggera traccia floreale e salmastra.
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In bocca: È fresco e sbarazzino. La bollicina è morbida e cremosa, l’acidità è spiccata e pulisce la bocca istantaneamente. Ha un finale secco, sapido e un’incredibile facilità di beva (la bottiglia finisce senza che tu te ne accorga).
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Come godertelo al meglio: Servilo ben freddo (6-8°C). Anche qui vale la regola d’oro degli ancestrali: se preferisci un sorso più limpido e dritto, versalo delicatamente lasciando il fondo nella bottiglia; se invece vuoi assaporare la sua anima più ricca, rustica e polposa, capovolgi la bottiglia un paio di volte prima di stapparla per rimettere i lieviti in sospensione.
È l’alleato definitivo per gli aperitivi estivi, finger food, salumi, focacce, pizze e fritture di paranza.

